Credits: Carlotta Artioli

Nato a Parma nel 1883, Enrico Redenti si forma a Roma, dove incontra alcuni dei maggiori giuristi del tempo, tra cui Vittorio Scialoja, Cesare Vivante e Giuseppe Chiovenda. Si laurea nel 1904 con una tesi sui “Magistrati del lavoro”, da cui nasce il Massimario della giurisprudenza dei probiviri. È soprattutto l’incontro con Chiovenda a orientarlo verso il diritto processuale civile.

Dopo un periodo di studio a Berlino, nel 1908 consegue la libera docenza. Insegna a Camerino, Perugia e Parma, fino alla chiamata, nel 1916, all’Università di Bologna, alla quale resterà legato per tutta la vita, diventandone professore emerito nel 1959.

La sua ricerca contribuisce in modo decisivo allo sviluppo della scienza processualcivilistica italiana. Già nel 1911 pubblica Il giudizio civile con pluralità di parti; seguono i Profili pratici del diritto processuale civile e il Diritto processuale civile in tre volumi. Alla riflessione teorica affianca sempre l’attenzione per la pratica: fonda il Seminario di applicazione forense di Bologna, che dirige per ventitré anni e nel quale si formano generazioni di avvocati, magistrati e studiosi.

Redenti è anche protagonista della costruzione del nuovo processo civile italiano. Tra il 1933 e il 1936 elabora il progetto di riforma che porta il suo nome e partecipa alle successive commissioni insieme, tra gli altri, a Piero Calamandrei e Francesco Carnelutti. Da quei lavori nascerà il Codice di procedura civile del 1942; a Redenti si devono inoltre in buona parte le norme del Codice civile dedicate alla tutela giurisdizionale.

Nel 1947 fonda con Antonio Cicu la Rivista trimestrale di diritto e procedura civile. All’attività scientifica affianca quella forense, arrivando a presiedere l’Ordine degli Avvocati di Bologna.

La sua eredità rimane profondamente legata alla città: oggi porta il suo nome la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università di Bologna, con sede in via Beniamino Andreatta 4.