Credits: Carlotta Artioli

Nato a Udine nel 1879, Francesco Carnelutti si laurea in Giurisprudenza a Padova nel 1900, a soli ventun anni, con Vittorio Polacco, discutendo una tesi di diritto civile, “Universitates facti et iuris“, che già rivela il suo interesse per la teoria del diritto.

Dopo i primi studi nel diritto civile, commerciale e industriale, intraprende la carriera accademica insegnando alla Bocconi, a Catania e, dal 1915, a Padova come professore di Diritto processuale civile. Passa poi all’Università di Milano e, nel dopoguerra, alla Sapienza di Roma.

È soprattutto nel diritto processuale civile che la sua opera lascia un’impronta profonda. Carnelutti contribuisce alla costruzione sistematica della disciplina e sviluppa una concezione del processo incentrata sulla funzione di composizione della lite e di soluzione del conflitto. Nel 1924 fonda e dirige la Rivista di diritto processuale civile.

La sua ricerca attraversa quasi ogni settore del diritto. Nella Teoria generale del diritto organizza le situazioni giuridiche attraverso le celebri “coppie carneluttiane”: diritto e obbligo, potere e soggezione, facoltà e onere. Partecipa inoltre ai lavori preparatori del Codice di procedura civile del 1940, influendo in particolare sulla disciplina del processo di esecuzione.

Alla ricerca affianca una prestigiosa attività forense. Avvocato in alcuni dei processi più noti del suo tempo, assume tra gli altri la difesa di Pier Paolo Pasolini nel processo di Latina del 1962. Durante il dibattimento, di fronte ai durissimi attacchi rivolti al suo assistito, esclama: «Volete sbranarlo, Pasolini?». La fama delle sue parcelle alimenta persino una battuta divenuta celebre: «carne per sé e lutti per gli altri».

Carnelutti concepisce il diritto come un sapere che non si esaurisce nella norma: una disciplina da comprendere nella sua struttura, ma anche nella sua funzione concreta e nel conflitto umano che è chiamata a governare.