L’esame di avvocato si trova di fronte a una fase di trasformazione profonda. Analizziamo il contesto nella rubrica "Dritto al Punto".

L’esame d’abilitazione alla professione forense rappresenta uno dei momenti più delicati e significativi nel percorso di un aspirante avvocato. È il passaggio decisivo tra gli anni di studio universitario e la pratica concreta, tra la teoria appresa sui libri e l’applicazione reale del diritto. Si tratta di una prova che non solo verifica le conoscenze dei candidati, ma ne misura la capacità di adattarsi a un settore in continua evoluzione, dove competenze tradizionali e innovazione devono necessariamente coesistere.

L’Avvocatura italiana si trova di fronte a una fase di trasformazione profonda, come evidenziato dal Rapporto sull’Avvocatura 2024, realizzato dal CENSIS in collaborazione con la Cassa Forense. I dati restituiscono un quadro complesso, in cui la crescita del numero di avvocati si è arrestata, la concorrenza interna è sempre più serrata e le sfide per i giovani professionisti diventano sempre più impegnative. Allo stesso tempo, le modalità dell’esame di abilitazione si stanno adattando ai tempi, abbracciando nuove formule e aprendo la strada a un approccio più dinamico alla professione. Ma questo cambiamento è davvero in grado di rispondere alle esigenze del mercato legale?

Questa è Dritto al Punto, la rubrica che analizza il contesto socioeconomico nel quale avvocati, notai e magistrati sono immersi ogni giorno. Affronteremo la situazione dei giovani, dei tanti giovani, che si muovono attivamente per trovare il proprio posto nel mondo, ma anche la situazione dei professionisti, delle difficoltà quotidiane e delle soluzioni che questi giuristi trovano ai problemi della professione e della vita.

L’esame d’avvocato in una prospettiva storica

Storicamente, l’esame di avvocato è sempre stato considerato una delle prove più complesse dell’ordinamento italiano. Fino al 2019, il sistema prevedeva tre prove scritte seguite da un esame orale, un meccanismo ritenuto da molti estremamente selettivo e teorico. Con la pandemia, si è assistito a un cambio di paradigma: l’emergenza sanitaria ha imposto la revisione delle modalità d’esame, portando all’introduzione di soluzioni straordinarie. Queste, pur nate da una necessità contingente, hanno aperto il dibattito sulla necessità di un ripensamento strutturale del sistema di accesso alla professione.

L’ultima sessione d’esame, relativa al bando 2023-2024, ha rappresentato un ulteriore passo in questa direzione, segnando la prima applicazione di una modalità ibrida. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Giustizia, su un totale di 9.703 candidati sono stati 5.390 ad aver superato la prova scritta, attestando un tasso di idoneità pari al 55%. Tuttavia, il superamento della fase scritta non è sufficiente per ottenere l’abilitazione: l’esame orale, tradizionalmente più selettivo, riduce ulteriormente il numero di coloro che riescono a iscriversi all’albo.

Inoltre, il superamento dell’esame non si traduce automaticamente in abilitazione alla professione. Infatti, se si analizzano i dati complessivi, l’effettiva percentuale dei candidati che, dopo aver superato anche le prove orali, riescono a ottenere l’abilitazione e ad iscriversi all’albo è notevolmente inferiore. In diverse sedi, il tasso finale si attesta spesso intorno al 20% e, in alcuni casi particolarmente critici, addirittura al 10%.

Evoluzione per numero di avvocati, 1985-2023
Fonte: Rapporto sull’Avvocatura 2024. Elaborazione CENSIS su dati di Cassa Forense.


Numeri e tendenze dell’avvocatura

Parallelamente alle trasformazioni nelle modalità d’esame, anche la composizione della categoria forense sta cambiando. Il Rapporto sull’Avvocatura 2024 evidenzia un incremento della presenza di giovani professionisti, con una quota sempre maggiore di avvocati con meno di quindici anni di esperienza. Questo rinnovamento generazionale, se da un lato segnala un ricambio all’interno della professione, dall’altro si scontra con una crescente difficoltà di inserimento e stabilizzazione nel mercato del lavoro.

Uno dei dati più significativi riguarda la presenza femminile nella professione. Le avvocate sotto i 34 anni rappresentano oggi il 57,5% del totale, mentre nella fascia 35-44 anni la percentuale si attesta al 55,3%. Questo cambiamento, seppur positivo dal punto di vista dell’equilibrio di genere, apre una riflessione più ampia sulle opportunità di crescita professionale per le giovani avvocate e sulla necessità di politiche in grado di favorire una vera parità di accesso alle posizioni apicali della professione.

L’analisi dei numeri complessivi, tuttavia, evidenzia anche un fenomeno da attenzionare all’interno dell’Avvocatura. La percentuale di iscritti con meno di nove anni di esperienza è diminuita significativamente, passando dal 34,7% nel 2022 al 22,6% nel 2023. Questo dato suggerisce che, se da un lato l’accesso alla professione è ancora possibile per molti, dall’altro la permanenza e la stabilizzazione nel settore risultano sempre più complesse. La professione forense, oggi, non è più un percorso garantito, ma una sfida che richiede capacità di adattamento, resilienza economica e una visione strategica della propria carriera.

Distribuzione degli avvocati per età e genere. Elaborazione CENSIS su dati di Cassa Forense.
Distribuzione degli avvocati per età e genere. Elaborazione CENSIS su dati di Cassa Forense.

Le sfide per i giovani Avvocati e il ruolo della formazione

I giovani avvocati si trovano a dover affrontare numerose difficoltà, che vanno ben oltre il superamento dell’esame di abilitazione. L’elevato costo della formazione, la necessità di integrare competenze tradizionali e digitali, la crescente competitività del mercato e la progressiva riduzione delle opportunità lavorative nei grandi studi legali sono solo alcune delle criticità con cui devono confrontarsi.

A causa di queste difficoltà, la formazione assume un ruolo strategico. Non basta più un approccio nozionistico basato sulla memorizzazione dei codici: ciò che realmente fa la differenza è la capacità di applicare il diritto in modo pratico ed efficace, risolvendo problemi concreti con una visione interdisciplinare. L’innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale e la crescente digitalizzazione del settore legale impongono un aggiornamento costante delle competenze, trasformando l’avvocato in una figura sempre più orientata alla consulenza strategica, piuttosto che alla semplice gestione del contenzioso.

In questo contesto, la scelta di un partner formativo di alto livello diventa un elemento decisivo per il successo professionale. Strutture come Lex Iuris offrono programmi basati su un metodo integrato, che combina preparazione teorica, simulazioni pratiche e contenuti editoriali di eccellenza, fornendo agli aspiranti avvocati gli strumenti necessari per affrontare le sfide di un mercato sempre più selettivo.

L’avvocatura riuscirà ad evolvere?

L’esame di avvocato non rappresenta soltanto un passaggio obbligato, ma un banco di prova che anticipa le difficoltà della professione. I dati dimostrano che la selezione è sempre più rigorosa e che la sola conoscenza teorica non è sufficiente per emergere in un mercato così competitivo. È fondamentale adottare un approccio moderno, che valorizzi la preparazione pratica, le competenze trasversali e la capacità di adattarsi alle nuove esigenze del settore.

La professione forense, pur radicata in una tradizione secolare, deve necessariamente evolversi. Il futuro dell’Avvocatura italiana dipenderà dalla capacità delle nuove generazioni di interpretare il cambiamento, cogliendo le opportunità offerte dall’innovazione e dalla formazione di qualità. Solo così sarà possibile affrontare con successo le sfide di una professione che, oggi più che mai, richiede eccellenza, strategia e una visione proiettata verso il futuro.