credits: Carlotta Artioli

Diritto Idee Persone

Bibliografia

    • Words That Wound: Critical Race Theory, Assaultive Speech, And The First Amendment (con Mari J. Matsuda, Charles R. Lawrence III, Richard Delgado), Westview Press, 1993
    • Critical Race Theory: Key Documents That Shaped the Movement (a cura di Kimberlé W. Crenshaw, Neil Gotanda, Garry Peller, Kendall Thomas), The New Press, 1995
    • The Race Track: Understanding and Challenging Structural Racism, 2013
    • Reaffirming Racism: The faulty logic of Colorblindness, Remedy and Diversity, 2013
    • Black Girls Matter: Pushed Out, Overpoliced and Underprotected, 2015
    • Say Her Name: Resisting Police Brutality Against Black Women, 2015
    • On Intersectionality: Essential Writings, 2017

Kimberlé Crenshaw nasce il 5 maggio 1959 a Canton (Ohio) negli Stati Uniti. Ottiene un dottorato in Giurisprudenza (Jurisdoctor of Law) all’Università di Harvard dopo la leaurea in Scienze Politiche e africanistica.
La sua carriera accademica è brillante e diventa professoressa ordinaria alla Facoltà di Giurisprudenza della UCLA (Università della California di Los Angeles) e alla Columbia University.
Attivista e giurista, si guadagna un posto nella letteratura scientifica internazionale per aver introdotto il concetto di “intersezionalità” come ipotesi sociologica nel 1989.
L’intuizione arriva da un caso di discriminazione sul lavoro denunciato da delle lavoratrici afro-americane che non interessava né le donne bianche, né gli uomini afro-americani. Incapace di collocare precisamente la vicenda in una specifica fattispecie (discriminazione di genere o, in alternativa, discriminazione razziale) la corte rigetta il caso. Kimberlé nota quindi l’esigenza di dotarsi di nuovi strumenti, giuridici e teorici, per comprendere le discriminazioni che intersecano diverse dimensioni in maniera specifica: nel caso delle lavoratrici in questione, l’intersezione di genere e etnia.
L’intersezionalità prende in considerazione la molteplicità di categorie che definiscono la nostra identità quali, ad esempio, il genere, l’etnia, orientamento sessuale, la religione, età, status migratorio e studia come queste interagiscono e si intrecciano tra loro per determinare situazioni di svantaggio (oppressione) o privilegio in un determinato contesto.
L’esperienza di discriminazione di una donna afroamericana sarà molto più pesante di quella di una donna bianca, seppur entrambe donne. Così come una donna bianca omosessuale non avrà gli stessi privilegi di una donna eterosessuale.
Il paradigma creato da Kimberlè permette di leggere tutte queste sfumature in sincro e cogliere meglio le ingiustizie sistemiche, istituzionali e sociali, illuminando quelle zone di intersezione, spesso invisibili, dove si annida la discriminazione. Perchè dove c’è invisibilità, non c’è tutela.