credits: Carlotta Artioli

Diritto Idee Persone

Bibliografia

  • Ferdinando Santoni de Sio, La Donna e l’Avvocatura, Rome, 1884 (2 voll.)
  • Montgomery H. Throop, “Woman and the Legal Profession,” Albany Law Journal (Dec. 13, 1884), 464-67
  • Marino Raichich, “Liceo, università, professioni: un percorso difficile,” in Simonetta Soldani, ed., L’educazione delle donne: Scuole e modelli di vita femminile nell’Italia dell’Ottocento (Milan, 1989), 151-53
  • Clara Bounous, La toga negata. Da Lidia Poët all’attuale realtà torinese (Pinerolo 1997)
  • James C. Albisetti, “Portia ante portas. Women and the Legal Profession in Europe, ca. 1870-1925,” Journal of Social History (Summer, 2000)
  • Concetta Brigadeci, Eleonora Cirant (a cura di), Impiegate e professioniste. Documenti e notizie, Unione femminile nazionale, 2016
  • Clara Bounous, “Lidia Poët. Una donna moderna. Dalla toga negata al cammino femminile nelle professioni giuridiche”, LAReditore, 2022
  • Chiara Viale, “Lidia e le altre. Pari opportunità ieri e oggi: l’eredità di Lidia Poët”, Guerini Next, 2022
  • Cristina Ricci, “Lidia Poët. Vita e battaglie della prima avvocata italiana, pioniera dell’emancipazione femminile”, Graphot & LAR Editori, Torino 2022
  • Ilaria Iannuzzi e Pasquale Tammaro, “Lidia Poët. La prima avvocata”, Le Lucerne, 2022

Lidia Poët nasce in provincia di Torino nel 1885. Si forma ad Aubonne, cittadina svizzera sul lago Lemano. Tornata in Italia si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Torino dove si laurea brillantemente con una tesi sul diritto di voto per le donne.

Supera l’esame di abilitazione ottenendo il punteggio di 45/50 e come è naturale che sia – in un tempo in cui nulla per una donna è naturale – chiede di essere iscritta all’albo degli Avvocati.

L’istanza deve essere messa ai voti. Desiderato Chiaves, ex ministro dell’interno e Federico Spantigati per protesta si dimettono dall’ordine. Ma la maggioranza ha decretato.

Il 9 agosto del 1883 Lidia diventa la prima donna ammessa all’esercizio dell’avvocatura in Italia.

Tutto troppo bello per essere vero. Infatti, dopo pochi mesi la Corte di Appello di Torino accoglie la richiesta del Procuratore Generale e ordina la cancellazione dall’albo. Lidia presenta ricorso in Cassazione. Niente da fare, per la Corte Suprema “la donna” non può esercitare l’avvocatura. Le argomentazioni a sostegno della sentenza: la toga mal si addice agli abiti femminili, è inappropriato che fanciulle oneste discutano di certi argomenti imbarazzanti, i giudici potrebbero favorire avvocate leggiadre. Si ricorre anche alla grammatica: la legge sull’Avvocatura utilizza il termine avvocato e non avvocata, quindi è da intendersi solo per il genere maschile. La conclusione è che “nella razza umana, esistono diversità e disuguaglianze naturali […] E dunque non si può chiedere al legislatore di rimuovere anche le differenze naturali insite nel genere umano”.

Trascorre un silenzio legislativo durato 40 anni. Solo nel 1919 le donne vengono ammesse ad esercitare. E Lidia, dopo aver praticato per anni la professione forense “di fatto” insieme al fratello Giovanni Enrico, nel 1920, all’età di 65 anni, entra finalmente nell’Ordine degli avvocati.