Credits: Carlotta Artioli

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Bibliografia

  • Alfredo Rocco, “Il Diritto Penale per il Regno d’Italia”, Padova, Cedam 1930

Alfredo Rocco nasce a Napoli nel 1875. Rocco è il giurista che più di ogni altro ha segnato l’architettura del diritto penale italiano del Novecento. Professore ordinario in diverse università italiane – da Parma a Palermo, da Padova a Roma – insegna procedura civile, diritto commerciale e, infine, legislazione economica del lavoro. Dal 1932 al 1935 è rettore della Sapienza.

Figura chiave della codificazione penale fascista, come Ministro della Giustizia firma il Codice penale del 1930 – tuttora in vigore – e il Codice di procedura penale, rimasto operativo fino al 1988. La sua impronta emerge non solo nei testi, ma anche nel metodo: con il modello del “doppio binario”, Rocco tenta di conciliare la scuola classica e quella positiva, combinando pene e misure di sicurezza, disciplina e prevenzione.

Il suo nome è legato anche a una riflessione giuridica di respiro sistemico. Propone una visione autoritaria dello Stato, fondata sul principio dell’organizzazione, contrapposto al principio dell’individualità, considerato elemento di disgregazione sociale. 

Eletto deputato nel 1921, poi presidente della Camera e senatore del Regno, Rocco partecipa attivamente alla fusione tra nazionalismo e fascismo. In politica come nel diritto, il suo sguardo è orientato a dare forma a un ordine unitario, imperniato sulla disciplina e sul primato dello Stato.