credits: Carlotta Artioli
Costantino Mortati non è stato solo uno studioso del diritto costituzionale: è stato l’architetto silenzioso di alcune delle fondamenta più profonde della nostra Repubblica. Nato in Calabria, da famiglia arbëreshë, con un nome che già suona come un’epigrafe romana, ha attraversato il Novecento inseguendo una domanda più che una risposta: che cos’è davvero una Costituzione?
Dopo essersi laureato in Giurisprudenza, Filosofia e Scienze Politiche, insegna in diverse università italiane, da Messina a Macerata, fino alla Sapienza. Negli anni Quaranta scrive l’opera destinata a lasciare un’impronta duratura nel pensiero giuridico italiano: La Costituzione in senso materiale (1940). In tempi di dittatura, mentre tutto spingeva a parlare d’altro, lui si concentra su ciò che tiene insieme un sistema politico: le forze reali, i rapporti di potere, l’organizzazione profonda della società.
Nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente tra le fila della Democrazia Cristiana. Non alza mai la voce, ma lavora con rigore certosino nella “Commissione dei 75”. A lui si devono molte scelte strutturali del nostro ordinamento parlamentare.
Studioso sobrio, riservato, allergico alla retorica, Mortati ha un pensiero profondo e rivoluzionario: la Costituzione non è solo un foglio scritto, ma ciò che davvero organizza il potere nella società. Una lezione più attuale che mai.
E’ grazie all’intervento di Mortati se oggi leggiamo nell’art. 2 Cost. il “principio personalista”, secondo cui la Costituzione tutela i diritti inviolabili prima ancora del cittadino, della “persona”. E così l’art 2 pone, da un lato, un limite invalicabile all’intervento di qualunque soggetto – pubblico o privato – nei confronti dell’individuo; dall’altro, impone l’intervento dei poteri pubblici per consentire il pieno sviluppo della persona umana, rimuovendo gli ostacoli economici e sociali che di fatto ne impediscano la realizzazione.
