Elvio Fassone

credits: Carlotta Artioli

Diritto Idee Persone

Bibliografia

  • Carcere e criminalita’ : il cittadino interroga le prigioni, Fossano : Editrice Esperienze, 1976
  • La pena detentiva in Italia dall’800 alla riforma penitenziaria, Il Mulino, Bologna, 1980
  • Piccola grammatica della grande crisi. Perché è nata? Come uscirne?, Effatà, Torino, 2009
  • Verso la fine del Parlamento? Dieci anni a Palazzo Madama, Claudiana, Torino, 2009
  • Una costituzione amica, Garzanti, Milano, 2012
  • Fine pena: ora, Sellerio, Palermo, 2015

Elvio Fassone nasce il 4 marzo del 1938 a Torino. Completa gli studi in Giurisprudenza presso l’ateneo torinese, ove matura uno spiccato interesse per la scienza penalistica e le questioni sociali. Entra in magistratura subito dopo la laurea e diviene un magistrato attento alla riflessione etica e filosofica intorno al sistema giudiziario. 

Nel 1985 a Torino si celebra un maxi processo alla mafia catanese. Elvio Fassone è Presidente della Corte d’Assise chiamata a giudicare Salvatore, uno dei capi della cosca, nonostante la giovane età. Il processo dura quasi due anni e termina con una condanna che pesa come un macigno: ergastolo. Salvatore dovrà scontare il resto della vita in carcere. Il giorno dopo la sentenza, Fassone gli scrive d’impulso e gli regala un libro. Inizia così un carteggio durato 26 anni. Il gesto del magistrato non origina dal senso di colpa per la condanna inflitta. E’ un gesto di compassione (dall’etimo: soffrire insieme) umana nei confronti di un uomo che dal carcere non uscirà più. La legge è stata applicata, ma questo non impedisce al giudice di interrogarsi sul senso della pena. E non astrattamente, ma nel colloquio continuo con un condannato, che gli ricorda in una lettera «se suo figlio nasceva dove sono nato io, adesso era lui nella gabbia».

Lo scambio di corrispondenza è stato poi raccolto in un libro edito da Sellerio “Fine pena: ora”, 2015. E’ un libro parla di redenzione, dignità, significato della pena. E’ un libro che trabocca di umanità, avviluppata nella dimensione del dubbio e della sofferenza. Sofferenza per un destino segnato e dubbio stridente sulla reale possibilità rieducativa di una detenzione a vita.

In occasione delle festività di Natale, vogliamo dedicare la rubrica a quanti purtroppo trascorreranno questi giorni privi della gioia che le feste portano.  

Il ricordo di una gioia passata non è più gioia, ma il ricordo di un dolore è ancora e sempre dolore.”