Credits: Carlotta Artioli
Nato a Novara nel 1909 e cresciuto a Venezia, Enrico Guicciardi è uno dei protagonisti della dottrina amministrativistica italiana del Novecento. Si laurea in giurisprudenza all’Università di Padova con Donato Donati, del quale sviluppa l’impostazione metodologica nel solco della cosiddetta scuola positiva del diritto pubblico.
Dopo i primi incarichi di insegnamento a Ca’ Foscari, nel 1935 vince il concorso a cattedra e diventa professore ordinario di diritto amministrativo. Dal 1936 è chiamato all’Università di Padova, dove insegna fino alla morte nel 1970, formando generazioni di studiosi e contribuendo alla definizione della scuola amministrativistica padovana. Tra i suoi allievi figurano, tra gli altri, Leopoldo Mazzarolli, Francesco Gullo, Gherardo Bergonzini e Giandomenico Falcon.
Durante gli anni della guerra aiuta il suo maestro Donati, allontanato dall’università in seguito alle leggi razziali del 1938, a rifugiarsi in Svizzera. A Padova svolge anche importanti incarichi accademici: è preside della Facoltà di Giurisprudenza e dirige per molti anni l’Istituto di diritto pubblico.
Tra le sue opere più influenti spicca La giustizia amministrativa (1942), nella quale ricostruisce in modo sistematico le forme di tutela del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione. In questo lavoro elabora la nota distinzione tra norme di relazione, destinate a regolare i conflitti tra amministrazione e cittadini, e norme di azione, che disciplinano l’esercizio dell’attività amministrativa.
Il metodo di Guicciardi si fonda su un rigoroso approccio formale allo studio del diritto: al centro dell’analisi vi è la norma giuridica, indagata attraverso una logica strettamente giuridica e separata da valutazioni politiche o sociologiche. Accanto all’attività accademica esercita con crescente impegno la professione forense e nel 1969 diventa presidente del Consiglio Nazionale Forense.