Credits: Carlotta Artioli

Nata a Ivrea nel 1935, Fernanda Contri è una figura che attraversa diritto, istituzioni e impegno civile, lasciando un segno pionieristico nella storia repubblicana. Dopo il trasferimento a Genova, si forma al liceo classico e sceglie giurisprudenza, laureandosi nel 1961. Decide di non entrare in magistratura e intraprende la professione forense, dedicandosi in particolare al diritto di famiglia.

Negli anni consolida l’esperienza professionale partecipando attivamente alla vita dell’avvocatura. Nel 1986 viene eletta dal Parlamento come membro laico nel Consiglio Superiore della Magistratura, dove presiede la sezione disciplinare. In parallelo assume incarichi istituzionali di primo piano: è segretaria generale della Presidenza del Consiglio nel governo Amato e, successivamente, Ministro per gli affari sociali nel governo Ciampi, occupandosi tra l’altro di immigrazione e degli aiuti alla Jugoslavia colpita dalla guerra.

Il passaggio decisivo avviene nel 1996, quando viene nominata giudice della Corte costituzionale dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro: è la prima donna a entrare nella Consulta. Nel corso del mandato ne diventa vicepresidente e, nel 2004, presiede per la prima volta la Corte, segnando un ulteriore primato. Rimane in carica fino al 2005.

Attenta soprattutto ai diritti delle persone più deboli e svantaggiate, come Giudice mostra sensibilità per i migranti, per i minori, per le persone malate. A corollario di tale predisposizione d’animo, è implacabile su tutte le questioni che riguardano il contrasto al crimine organizzato “si batteva come un leone in camera di consiglio”. 

La sua esperienza restituisce l’immagine di una giurista capace di muoversi tra professione, istituzioni e politica, contribuendo ad aprire spazi fino ad allora preclusi alle donne nei vertici dell’ordinamento.