credits: Carlotta Artioli
Diritto Idee Persone
Bibliografia
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- Glossae ad Codicem, XI-XII secolo, Paris, Bibliothèque Nationale de France, Fonds latin, Lat. 4517, ff. 5ra-175va.
- Glossae ad Digestum vetus, XII secolo, Padova, Biblioteca Universitaria di Padova, Fondo manoscritti, ms. 941, ff. 1-198.
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A Irnerio viene spesso attribuito il soprannome di «lucerna iuris», ovvero «lume del diritto». Viene anche ricordato come «illuminator scientiae nostrae», ossia come «l’illuminatore della nostra scienza», cioè il diritto.
Non si conosce molto sulla sua vita. Nato attorno al 1060, fa parte della corte di Matilde di Canossa ed è tra i primi a riscoprire i testi legislativi giustinianei. La sua figura emerge da 14 documenti compresi tra il 1112 e il 1125, nei quali egli viene definito causidicus e iudex bononiensis. Nel 1116 faceva molto probabilmente parte della corte imperiale, mentre si crede che morì sotto il regno di Lotario II prima del 1140.
Il suo metodo innovativo – le glosse, note scritte a margine dei codici – rivoluziona lo studio del diritto, influenzando generazioni di giuristi in tutta Europa.
A lui si deve anche l’utilizzo, per la prima volta in un testo scritto, del famoso terzetto Titius, Gaius et Sempronius, utilizzato ancora oggi.
La storia di Irnerio si intreccia con quella di Lex Iuris. La lucerna, simbolo del nostro logo, rappresenta un omaggio al giurista che illumina la scienza giuridica con il suo genio.
I suoi successori furono i suoi allievi, denominati i “quattro dottori”: Bulgaro, Martino Gosia, Jacopo e Ugo. Essi fecero in modo che la scuola di Bologna (Alma mater) non si riducesse ad un episodio temporaneo legato alla vita di Irnerio.
Si narra che Irnerio, prossimo alla morte, sia stato accerchiato dai discepoli che gli avrebbero chiesto quale di essi dovesse essere suo successore e rispose: “Bulgarus, os aureum, Martinus copia legum, Mens legum est Ugo, Jacobus id quod ego.” La leggenda che descrive la scelta di Jacopo è ricalcata su quella di Aulo Gellio sul testamento di Aristotele.
Irnerio fu presto dimenticato e fu riscoperto soltanto nel XIX secolo grazie allo studio degli storici tedeschi.