Credits: Carlotta Artioli

Grande pioniere del diritto comparato, Rodolfo Sacco nasce a Fossano nel 1923. Si distingue per meriti nella Resistenza, dopodiché, “dotatissimo in matematica e grande amante della storia”, intraprende – per volere non suo – gli studi giuridici. Si laurea nel 1946 presso l’università di Torino, con una tesi sull’interpretazione giuridica. Indeciso sul suo destino accademico, il fortunato incontro con Mario Allara lo renderà per sempre – in un modo tutto suo – civilista.   

Dotato di una curiosità formidabile e una grande conoscenza delle lingue, a 24 anni tiene conferenze in tedesco a Vienna, insegna in francese in Lussemburgo, a 26 traduce dal russo la grande opera sulla proprietà socialista dello stato di Venediktov. Veste i panni dell’antropologo, si reca nei paesi socialisti e poi in Africa per scoprire un diritto senza legislatore. 

Assistente di Renè David, allievo di Gorla e Schlesinger, insegna a Trieste, in Lussemburgo, a Strasburgo, Pavia e infine Torino. Ha un ruolo chiave nella fondazione della facoltà di giurisprudenza di Trento. Nel 1987 ispira il manifesto sugli studi comparatistici noto come Tesi di Trento.

Rodolfo Sacco riesce in un’impresa allora impensabile: portare il diritto fuori dalla dogmatica, attraverso gli strumenti della comparazione, la quale illumina le zone d’ombra del diritto per svelarlo nella sua affascinante complessità. Con una cassetta degli attrezzi fatta di “formanti” e “crittotipi” (le regole latenti), Sacco svela la discrasia tra regola declamata e regola operazionale per trovare analogie dove vi è contrasto e contrasti sotto l’apparente uniformità. 

È a Sacco che si deve l’istituzione dell’insegnamento del diritto comparato non solo a Trento ma in tutta Italia. 

Ma soprattutto è merito di Sacco, partigiano in vita e negli studi, se oggi disponiamo della possibilità di studiare il “diritto fuori di sé”.